Di Daruma leggenda

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A pensarci bene, ma anche senza pensarci, un desiderio ce l’avrei. Ma va? (ndr).

A momenti, neanche finivo di scartarla e già uno degli occhi era nero. Ecco, la bambola Daruma è servita di espresso desiderio. Salvo che poi ce ne vorrà un’altra per annullare quanto istintivamente appena espresso, come con le stelle cadenti, ma questa è un’altra storia etc etc. Tuttavia, carinissimo regalo direttamente dal Giappone. Grazie, figlia  giramondo Claudiappì.

Entro nel vivo della leggenda parlando di Bodhidharma, fondatore del buddismo zen, detto il Daruma. Questo tizio, dopo aver meditato per nove anni di seguito, perse l’uso di gambe e braccia e in un momento di debolezza si addormentò. Al risveglio, indignato per il suo comportamento, si strappò le palpebre e le scagliò a terra. Da quel gesto ebbe origine la pianta del thé che, con le sue proprietà, tiene lontano il sonno.
I giapponesi, bontà loro non lasciano niente, proprio niente al caso, resero onore a questo monaco tanto caparbio e rigoroso dedicandogli una bambola, chiamata appunto Daruma. A guardarla, bella di certo non è. Sul piccolo corpo tozzo e senza arti, spicca un volto barbuto dominato da due globi bianchi. La leggenda vuole che, colorandogli un occhio, si esprima un desiderio. Se si realizza, allora sarà possibile colorare l’altro occhio.
Sorvolo sulla sensazione che la mia Daruma resterà guercia e vado avanti di leggenda. L’altra particolarità di questa bambola è che non ha un baricentro per cui, spingendola, rotola su se stessa rimanendo sempre in piedi. Per la serie “cadi sette volte, rialzati otto”. Emblema di tenacia! Su quest’ultima importante risorsa comune, desideri guerci a parte, è in bella mostra tra le cose a me più care. Una sorta di angolino zen faidate.

Ce la intenderemo alla grande.

Senza fine, senza inizio

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio

il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso

Erich Fried “Come ti si dovrebbe baciare”

Adesso che

 

sanval Potevamo essere straordinarie
invece che ordinarie e separate
è innegabile
ci siamo amate?

A giungere in differita è il tuo regalo
accompagnandosi sulla solita altalena
solcando pelle e tempo
ha pedinato comodini vuoti
mentre facevo spazio ai tuoi ritorni
adesso che
è il giorno perfetto
lo vedo qui sul comodino
freme come una ferita
come una ferita lo spacchetto
viene fuori l’amore
un po’ di rughe
neanche un filo di rossetto
sfigurato amore
poco rispetto niente assetto

adesso che
potevamo essere straordinarie
invece che inaudite
e il mio comodino è pieno

 

Che sia tu

Che sia tu
a far ridere le stelle
che poi sai che gran casino
se non saranno li a guardarci
Che sia tu
a cercare le parole
che io a stento stringo in bocca
per sfinirle e darle via
E ti vedo ancora
ancora li ad urlare
che non c’è niente niente
grande grande grande
come questo amore
E non pensare che chiunque
sa come si fa
a poter prendere i tuoi occhi
e rimanerci al buio
perché qualunque vento porterebbe
tra le braccia sue
questo gran delirio
E così
i tuoi passi son pesanti
le tue labbra son crollate
sulle labbra di qualcuno
Che poi noi
a cercarci tra i ricordi
siamo stati dei giganti
per poi perderci tra i mondi
E ti vedo ancora
ancora li ad urlare
che non c’è niente niente
grande grande grande
come questo amore
E non pensare che chiunque
sa come si fa
a poter prendere i tuoi occhi
e rimanerci al buio
perché qualunque vento porterebbe
tra le braccia sue
questo gran delirio

Emma