Acqua, ma anche no

meMa da quanto tempo non apro queste pagine! Magari da tutto il tempo in cui non mi sono fermata un solo istante. Per essere una Nave, in fondo, devo pur essere abbastanza Mossa, oggi insolitamente ferma. Non ormeggiata, ché gli ormeggi spesso, laddove non del tutto inutili, comunque non evitano i barcollamenti tipici di una nave sulle onde, ma solo in sosta in un luogo qualsiasi che può essere Piazza di Spagna, il giardino di Boboli o il museo delle cere a Londra, Parigi, Madrid. Ogni città ha il suo museo e anch’io ho il mio. Così, seduta su una panca nel museo della mia vita osservo, penso.

E penso all’acqua. L’altro giorno si parlava di acqua, no? Come se fosse la panacea a tutti i mali e alle rugose vergogne del mondo. Bevi e ti si “rimpolpano” le labbra e meglio del più magico bisturi del più illustre chirurgo plastico, è bere botti intere di acqua che, piccola come sono potrei anche schiattare. Penso alle tue parole, “tanto di tutto tanto di niente le parole di tanta gente” cantava Gabriella Ferri. Penso al bene.

Penso al luogo in cui mi trovo adesso, ai luoghi in cui sono stata. Penso di aver perso, ma anche no. Tempo, soldi, lavoro, stima rispetto e magari, che ne so, anche la compostezza. Ho perso luoghi, persone, cose. Amore. Pezzi. Soprattutto di me. Importanti, molto importanti. Penso di aver trovato, ma anche no. Abbracci che ergevo a cattedrali e che avevano mura perimetrali altissimi e non certo alla portata di chi invece sta in acqua,  abbracci senza scale da scalare o con scale talmente impervie e barcollanti  da scaraventarmi spesso giù nel vuoto che, a non essere nata Lara Croft, sono veramente cazzi! E nel vuoto ci sono stata sì, ma  anche no. Perché anche in quel nulla c’è un mondo fatto di acque profonde. A volte scure e limacciose eppure limpide e fresche appena più in là. L’acqua è vita. E per quanto intorno e dentro ce ne sia fino ad annegare, in realtà ho rischiato l’asfissia e la disidratazione. Ma non perché non sono capace di berne tre litri al giorno, come da manuale. No, la ragione sta nelle poche cose che nello scrivere sottendo e nel linguaggio che il silenzio custodisce. E le mie rughe hanno la stessa profondità, lo stesso spessore di quanto scrivo (sempre che ne abbia, di rughe e spessore di scrittura intendo). Non sono soltanto il segno del tempo che, inevitabile, passa, ma sono me. Me, quando mi sveglio al mattino e affronto il mondo e me stessa in rapporto con questo mondo da affrontare. Sono i miei sorrisi e le mie tristezze, le mie figlie gioia, il mio passato ed il presente. E sono anche loro senza loro, lui senza lui, lei senza lei, te senza te, me senza me,  l’altra che è una qualsiasi nessuno e qualunque e chiunque e quantunque trovi che sia cosa interessante entrare in acqua. Nella mia acqua. Le mie rughe, i miei favolosi segni del tempo, sono la bellissima me. Sono il risultato dell’acqua buona che ho “sempre” fatto fatica a bere. Ma anche il sempre, non è per sempre. Così come il mai non è mai abbastanza mai.

Ecco, ricomincio da qui.

Amami uomo

 “Con le mani da uomo” (il postino)

Renzo rubino

Dichiarata passione. Bella canzone. Bravo il cantante. Punto. C’è poco da aggiungere.

Perché

“No! C’è anche amore senza rima

Voglio urlare più forte di prima”

Perché Sanremo è così. Quando sei lì lì che stai per addormentarti, arriva qualcuno che ti sveglia.

E dopo la Ayane non mi restava altro che dormire o leggermi un bel libro. In realtà, poliedricamente ho fatto entrambe le cose mantenendo vigili le emozioni.

“Io non ho mai pensato

se anche l’abitudine è un bel posto

per ritrovare me”

Malika Ayane

Nel mio cuore non c’è una rumba

La caratteristica principale di questa danza di origine sudamericana è il movimento accelerato e dondolante dei ballerini e per quanto riguarda la musica, due cilindri da percussione si battono l’uno contro l’altro.

Più che dondolare, in questi giorni in me c’è una danza che oscilla anzi vacilla e i movimenti accelerati si accavallano a movimenti amplificati in cui sedimentano antiche e nuove percussioni mosse da martelli pneumatici.

Mi dispiace, nel mio cuore non c’è una rumba e neanche una salsa o una tartara. Avrei voluto poter entrare nel cosiddetto “spirito natalizio”, ma sono arrivata in ritardo ed ho trovato la porta chiusa. Così, non sapendo cosa mai potesse contenere e la memoria di vecchi spiriti natalizi mi difetta, userò il mio. Dentro ci ho messo il silenzio, tanto amore, un libro, una sciarpa calda, gli occhi e il sorriso delle mie bimbe che abbraccerò forte forte. Sì, dimenticavo il dilettevole: cannelloni, gamberi alla greca e pollo al curry.

Oddio, spero che basti!

Buon Natale di cuore a tutti coloro che, per sbaglio o per diletto, entreranno in questa pagina.
Buon Natale a te.
navemossanatale

 

E stasera

“A single man è considerato come il primo e miglior romanzo della moderna letteratura gay e pietra miliare del movimento di liberazione gay.

È una storia profondamente spirituale, su un giorno della vita di un uomo che non riesce a vedere il proprio futuro. È un racconto universale su cosa significa affrontare l’isolamento che proviamo tutti, e sull’importanza di vivere nel presente e comprendere che le piccole cose della vita sono in realtà le grandi cose della vita.”

 

Traccia: Stormy weather – Etta James Colonna sonora: Abel Korzeniowski Regia: Tom Ford

Bel film.
Ispirato dal romanzo di  Christopher Isherwood “Un uomo solo”

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