Traslochi: Parte 3 (che la 2 ha preso un’altra strada)

9 casse, 3 scatoloni e l’albero di natale.

La mia vita materiale.

Ho memoria di traslochi fatti con l’afa dell’estate, altri in cui c’era il tipico vento scalmanato che preannuncia la primavera. In uno in particolare mi accompagnò la nebbia. Una nebbia fittissima, di quelle che non si vede a pochi metri di distanza. Infatti facevo fatica a vedere oltre il mio naso. La verità è che non vedevo neppure quello. Non vedevo niente in ogni caso.

In questa giornata grigio p r l a, mi accompagna la pioggia.

November rain.

Mi conviene interpretarla come: trasloco bagnato trasloco fortunato, ma forse è un detto che vale solo per le spose e io non lo sono ormai da tempo e neppure vorrò mai più esserlo. Boh! Chissà, magari i Guns N ‘Roses non a caso hanno inserito questo brano in un album che porta il titolo “Use your illusion”. E io voglio illudermi che il prossimo domani sarà… un bel giardino. Semplice. Di quelli con le bordure di rose e i camminamenti per arrivare alla fonte. Mi illudo. Sì, ché tanto non si paga, almeno non nell’immediato.

Nell’immediato c’è il comune denominatore che credo accompagni ogni trasloco: lo stress.

“…and it’s hard to hold a candle in the cold november rain…” canta Axl Rose. Perché è davvero difficile portare una candela accesa nella fredda pioggia di novembre.

Intanto 9 casse, 3 scatoloni e l’albero di natale sono parcheggiati nell’angolo di un garage. E il resto, l’importante incontenibile resto della mia vita è con me. Da svolgere in mare aperto. Altrove.

E buon natale!

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