Bidimensionale identità

La mia solitudine

è un mare calmo

in un giorno d’estate

la piatta superficie

in cui inabissarmi

portando con me

la brezza del vento

che non racconto

La mia solitudine

è una conchiglia al sole

dalle spirali in ombra

desiderosa di carezze

che mai mi sono fatta

E’ la lancetta dei secondi

di silenzio

chiuso in  bolle d’aria

La mia solitudine

è una bidimensionale identità

e merita la visibilità

che mai mi sono data

Arisa

L’identità bidimensionale è un dipinto di Antonio Thellung

Distrattamente… Gestalt

“T’aggio vuluto bene a te!
Tu mm’he vuluto bene a me!
mo nun ce amammo cchiù,
ma ê vvote tu,
distrattamente,
pienze a me!…”

(Libero Bovio)

A chi non è mai capitato di svegliarsi al mattino con una canzone nella testa e cominciare a canticchiarla senza capirne la ragione? Vi siete mai chiesi come mai proprio quella canzone, che magari non la si ascolta da una vita e a volte neppure appartiene ai nostri gusti musicali. Eppure la si canticchia per giorni. Distrattamente. Inspiegabilmente.

Nella psicologia della Gestalt questo vuol dire che il nostro inconscio, attraverso il linguaggio della musica, ci sta comunicando un messaggio che, se lo vogliamo, è pronto a salire alla coscienza. Ho continuato a canticchiarla per giorni  e in realtà non avevo nessuna voglia di cantare. Una canzone, seppure bella, ma comunque non del mio tempo (sì, ok non sono più un fiorellino ma questo è troppo!) ed ecco spiegato l’arcano. Bene! Mio caro strampalato inconscio, che sai ben nasconderti, ma imprimi alle azioni libere la tua identità: messaggio ricevuto! Passiamo oltre.

M. Ranieri