Ché d’autunno

Entrare di notte in casa tua
attenta a non fare alcun rumore
ché non si oda la mia voce
ché non si svegli la vicina
ché non abbai il cane
niente impronte visibili
ché non diano luogo a commenti risibili
uscirne all’alba
senza neppure fare colazione
ché la vicina non riconosca il mio odore
ché il cane dorma ancora
ché non sia peso
il mio corpo sul tuo cuore
come foglia caduta
su uno scampolo in cui marcire amore

Non ho bisogno di tempo

Non ho bisogno di tempo

per sapere chi sei:

conoscersi è luce improvvisa.

Chi ti potrà conoscere

"Shadows" Olio su tela Giuseppina Irene Groccia

“Shadows”
Olio su tela
Giuseppina Irene Groccia

là dove taci, o nelle
parole con cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi.
E seguirti all’indietro
in ciò che hai fatto, prima,
sommare azioni a sorriso,
anni a nomi, sarà
come perderti. Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
nuda ormai dell’equivoco,
della storia, del passato,
tu, amazzone sulla folgore,
palpitante di recente
ed inatteso arrivo,
sei così anticamente mia,
da tanto tempo ti conosco,
che nel tuo amore chiudo gli occhi,
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura
con cui si riconoscono lettere
e forme e si fanno conti
e si crede di vedere
chi tu sia, o mia invisibile.

Pedro Salinas

A nord della Norvegia nella stagione delle notti

 

Anno Domini Nostri Jesus 2012 –  ore 15,00

   Stamattina mi sono svegliata e la prima cosa che ho detto è stata: “Mannaggia alla mia insonnia che mi sveglia continuamente nel cuore della notte”. Salvo guardare l’orologio e rendermi conto che in realtà sono le 8,30 del mattino. Cazzo! Il sole si è dimenticato di svegliarsi? E’ buio pesto e non esagero. Ancora adesso che sono circa le 15,00 post meridian, il cielo e annesso sole sono assenti ingiustificati. Al loro posto c’è una gigantesca e spessa tapparella di cemento scuro e tra le crepe piove pioggia a secchiate. Ma insomma, riparate almeno le tubature ché non solo siamo al buio, pure a mollo! Vabbè che le celesti (per modo di dire) casse acustiche con i bassi alterati, rimandano una musichetta in sottofondo in cui Giove in persona si diverte a suonare la sua sinfonia preferita: tuoni fulmini e saette.

Accontentiamoci.

La verità è che ho nostalgia della stagione andata e magari dei colori dell’alba e di una spiaggia sulla quale passeggiare e di una terrazza panoramica e quant’altro non ho più. Uffa!

Busto Arsizio 24 settembre 2012
Ecco!