Persecuzioni di Settembre

Il mio compleanno.

Ma auguri eh!

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Te ne devi andare

 

Ho cambiato percorsi, luoghi, persone e cose. Case, letti e panorami, teorie e scienze esatte, lavori, visuali e interpretazioni.
Quanta fatica ho fatto!
Sempre rispondendo alla domanda se non sia il caso, il tempo, la ragione di cambiare allontanandomi. Da chi o da che cosa, saperlo ormai non mi importa neppure più. Ogni volta non senza fatica, rimboccandomi le maniche per ricominciare altrove, con la convinzione che un bel giorno non mi avrebbe riconosciuta e se ne sarebbe andato, ma lui, il dolore, non molla. Si impadronisce degli spazi, del tempo elargendo ossessioni, deformando ogni cosa. Dietro le sue mille pezze, maschera burlesque, morde, graffia, propone, dispone, prospetta, consiglia e ancora una volta ecco sorgere la domanda: andare via, cambiare?

Sti cazzi, è la risposta. Adesso sei tu che te ne devi andare!

 

 

 

 

 

 

Di Daruma leggenda

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A pensarci bene, ma anche senza pensarci, un desiderio ce l’avrei. Ma va? (ndr).

A momenti, neanche finivo di scartarla e già uno degli occhi era nero. Ecco, la bambola Daruma è servita di espresso desiderio. Salvo che poi ce ne vorrà un’altra per annullare quanto istintivamente appena espresso, come con le stelle cadenti, ma questa è un’altra storia etc etc. Tuttavia, carinissimo regalo direttamente dal Giappone. Grazie, figlia  giramondo Claudiappì.

Entro nel vivo della leggenda parlando di Bodhidharma, fondatore del buddismo zen, detto il Daruma. Questo tizio, dopo aver meditato per nove anni di seguito, perse l’uso di gambe e braccia e in un momento di debolezza si addormentò. Al risveglio, indignato per il suo comportamento, si strappò le palpebre e le scagliò a terra. Da quel gesto ebbe origine la pianta del thé che, con le sue proprietà, tiene lontano il sonno.
I giapponesi, bontà loro non lasciano niente, proprio niente al caso, resero onore a questo monaco tanto caparbio e rigoroso dedicandogli una bambola, chiamata appunto Daruma. A guardarla, bella di certo non è. Sul piccolo corpo tozzo e senza arti, spicca un volto barbuto dominato da due globi bianchi. La leggenda vuole che, colorandogli un occhio, si esprima un desiderio. Se si realizza, allora sarà possibile colorare l’altro occhio.
Sorvolo sulla sensazione che la mia Daruma resterà guercia e vado avanti di leggenda. L’altra particolarità di questa bambola è che non ha un baricentro per cui, spingendola, rotola su se stessa rimanendo sempre in piedi. Per la serie “cadi sette volte, rialzati otto”. Emblema di tenacia! Su quest’ultima importante risorsa comune, desideri guerci a parte, è in bella mostra tra le cose a me più care. Una sorta di angolino zen faidate.

Ce la intenderemo alla grande.