Ziti e pollo al curry (un incontro generazionale)

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“Giù in Puglia, quando dicevi maccheroni, di solito erano i z i t i, lunghi, lisci. No fusilli, no penne, solo ziti. Nonna li spezzava prima di buttarli nell’acqua bollente e, dato che doveva spezzarne per venti persone, sentivi il tac tac tac rimbombare per tutta la cucina ed era un bel sentire, insieme al gorgoglio del sugo di carne.” (Claudiappì)

Le riunioni di famiglia avevano il loro apice tra natale e l’epifania. In questo spazio temporale, tra una tavolata e l’altra, uno zito, uno zitone e il fracasso delle noci rotte con il bicchiere di vetro, qualcuno si perdeva per strada per sopravvenute ed immancabili complicanze comunicative. Insomma, finivano per litigare a causa di uno spropositato uso dell’arte del cazzeggio.

La tavola si apparecchiava per 12 perché 13 era di malaugurio, portava sfiga, ma poi ci si ritrovava in venti perché da “Lucietta”, che era la mia veramente cara suocera nonché cuoca formidabile, si mangiava assai e bene.
Eravamo tanti, vigorosi e forti e a me mancava sempre qualcosa, qualcuno. Devo aver fatto una venticinquina di natali senza i miei genitori e a quelle tavolate goderecce e matriarcali mi sentivo sempre un tantino anoressica, disarmonica, disagiata e orfana pur avendoli in vita entrambi o peggio ancora, figlia degenere incapace di oppormi ad un diktat ignorante e presuntuoso che mi vietava troppe cose, perfino di vederli. Ma tant’è…
Poi tra un tremolante zito e l’altro mi scrollavo di dosso i calcinacci che venivano giù dalle mie nostalgie e arrovellamenti interiori e guardavo le mie due figlie. Una, con la scatola del pandoro infilato in testa, suonava alla pianola “tu scendi dalle stelle” mentre l’altra le trotterellava intorno adorante come si adorerebbe la Madonna.
Erano un bel vedere, accompagnare, ascoltare, abbracciare, baciare, amare. Tutto ritornava nell’ordine intonato e perfetto delle cose. Erano loro la mia tavolata, i miei ziti, la mia famiglia, la musica che muoveva e intonava quella mia interiore, il mio tutto, il mio Natale.

Oggi questa festività ci vede seduti ad una tavola sempre più rada di persone, mentre il tempo, la vita, a torto o a ragione, ha cambiato quell’ordine di cose in cui volevamo riporre quanto in ordine proprio non ci voleva stare. Alcune cambiate in meglio altre in peggio. Alcune cose volute, altre totalmente indesiderate. Oggi comunque e nonostante, per ragione o per forza è un altro tempo.

Ma ziti o pollo al curry e che ci siano venti persone, sei o cinque, che manchino pinko o pallina, il mio belvedere resta immutabile. Negli occhi delle mie figlie, come la più bella festa, la più grande gioia. Come il più bello dei natali. Come il più bello dei miei giorni.

Timido,
ma determinato
e certo
e incondizionato
è il mio abbraccio.

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4 commenti su “Ziti e pollo al curry (un incontro generazionale)

  1. Miss Fletcher ha detto:

    Il tempo cambia molte cose, così è per tutti noi.
    Ho letto Claudia, ho letto te, entrambe mi avete commosso con il vostro raccontarvi, siete ragazze speciali voi.
    Un abbraccio.

  2. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  3. cq ha detto:

    Quindi c’è un legame che ignoravo…
    Io temo sempre che anche i miei natali cambino e so che non potrò farci nulla!

  4. Claudiappì ha detto:

    🙂 se l’avessi saputo, sotto al mio post avrei scritto “to be continued” 😉

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